Saturday, February 27, 2010

Fear

"Non devo avere paura. La paura uccide la mente. 
La paura è la piccola morte che porta con sé l'annullamento totale. 
Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. 
E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scrutero' il percorso. 
Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. 
Soltanto io ci sarò". 

[F. Herbert, Dune.]



http://www.youtube.com/watch?v=RlZApz1sgzE

Thursday, February 25, 2010

Sunday, February 21, 2010

Mokuso

  • Alle volte l'analogia Shinseikai - scacchi sembra ancora più valida. Non è pensabile presentarsi ad un incontro o ad un semplice allenamento se prima non hai definito il tuo obiettivo e la tua strategia. Preparazione atletica e tecnica sono necessarie, forse non sufficienti se la strategia non è pronta e l'obiettivo chiaro.
  • Un allenamento perso non è recuperabile. Ho perso una preparazione atletica e quarantacinque minuti di Kihon Martedì scorso, e Giovedì me ne sono accorto per intero.
  • La differenza tra essere pronto e non esser pronto è una combinazione di fattori, che vedono quasi sempre al centro la capacità di concentrazione.
  • Ogni cosa richiede il suo tempo. Non credo sia possibile alterare il tempo di apprendimento di una disciplina dura come lo Shinseikai. Non posso andare più veloce, ma posso migliorare ogni cosa che faccio, anche lentamente. La qualità è più importante delle unità di tempo.
  • Mi intenerisco ogni volta che vedo un atleta che non può allenarsi venire all'ora prefissata, da una parte, in borghese, e guardarlo mentre ci guarda. Ogni volta penso: "E' venuto lo stesso". Ogni volta mi domando: "E, tu, lo faresti? Lo faresti?".
  • Spesso sento l'esigenza di urlare al mondo che questa disciplina mi mette costantemente in difficoltà. Corpo, mente, concentrazione a disagio. Sento di non essere adeguato. E proprio l'inadeguatezza è la molla per continuare.
  • Non riesco a vedere i miei miglioramenti, credo non ce ne siano. Non li sento. E' troppo presto. Il percorso è lungo. Pazienza, costanza, voglia di migliorarsi. Apprezzare il tempo speso nel Dojo. I miglioramenti verranno, dice il Sensei.
  • Shinseikai è tanto fuori quanto dentro. Un buon movimento è già buono dentro la mente. E' già lì.

Saturday, February 20, 2010

Zitto e nuota

Non hai scordato nulla.
Costume, occhiali, tappi, palette, asciugatura.
E' tempo di iniziare.

Ne fai 10
e senti che il corpo lotta per rendersi aggraziato.
Ne fai 20
e non riesci a spostare l'acqua come vorresti, la mente non è sincronizzata.
Ne fai 30
e finalmente riesci a scaldarti, e la locomotiva inizia ad andare.
Ne fai 40
e la conta inizia a essere nascosta dai pensieri.
Ne fai 50
e cerchi di sbrigarti per rientrare nei tempi che hai programmato.
Ne fai 60
e i pensieri sono più forti delle vasche che conti ad ogni virata.
Ne fai 70
e pensi a quando eri bambino, e tutto era in bianco e nero.
Ne fai 80
ed uscendo pensi a quando ne facevi 100.

Friday, February 19, 2010

Spigolature

Domanda: "Come si chiama quella cosa che ti succede quando senti di non essere concentrato e cerchi di radunare tutte le tue forze per eseguire correttamente le tecniche e i comandi, e nonostante ciò continui a sbagliare e senti di aver fallito nonostante l'impegno proprio per colpa di una cattiva concentrazione unita ad una mediocre reattività fisica?"
Risposta: "L'allenamento di ieri sera."

Sunday, February 14, 2010

Tante Scuse

Siamo stati creati (dalle divinità o dalle condizioni mutevoli dell'universo, a seconda dei propri orientamenti) per crescere, riprodursi ed inventare scuse. Nonostante l'esperienza, l'educazione, la cultura, l'ambiente ed altri fattori che mescolano continuamente le nostre ragioni d'essere, continuiamo a portare con noi la nostra Knowledge Base delle scuse alla quale attingere per rimandare il momento della verità, sia esso un allenamento, un esame, un momento di introspezione, una visita alla suocera, il colloquio con il capo, un incontro con un cliente, un incontro con un fornitore, un incontro fugace e dispendioso con il commercialista.

La vita ci mostra, tutti i giorni, che ci sono persone che lottano per avere quello che noi diamo per garantito. A volte non ci accorgiamo di queste persone, troppo occupati con la testa persa nei nostri pensieri piccoli. A volte la vita ci comunica direttamente quanto è dura la lotta per avere un giorno in più, un colloquio in più, una visita in più, un'occasione in più. Una lotta per un pezzettino di vita in più.

Pensando proprio a questo ed in particolare a queste persone, in mezzo a questa notte insonne, ecco le domande: perché non iniziare a costruire l'archivio delle scuse che, rilette il giorno dopo, ci fa sentire piccoli come i nostri pensieri? E quali sono le classiche scuse interiori per evitare (esempio a caso) un allenamento già programmato?

"No, perché oggi piove e non si trova parcheggio".
"No, perché non mi sento al 100% [un classico]".
"No, recupererò la prossima volta".
"No, con l'occasione mi compro delle nuove scarpe da training".
"No, è troppo freddo."
"No, è troppo caldo."
"No, oggi proprio non ce la faccio".
"No, mi fa male il/la [inserire parte del corpo]".
"No, se mi alleno oggi sento che mi farò male".
"No, tanto stasera mangerò poco".
"No, l'ho già fatto ieri".
"No, ci andrò domani".
"No, ho l'iPod scarico".
"No, ho l'iPod carico ma la musica non va bene".
"No, non ho l'iPod".
"No, non mi va".
"No, mi andrebbe ma non ho tempo":
"No, mi andrebbe ma sono stanco di testa [sic]".
"No, domani avrò una giornata faticosa".
"No, ho gli indumenti da training da lavare".
"No, ho gli indumenti da training da stirare".
"No, questa settimana mi sono già allenato n volte [n da 1 a 6]".
"No, e mica sono un professionista!".
"No, non ho rinnovato l'abbonamento e se mi beccano mi scotennano".
"No, ho sonno."
"No, ho troppa voglia di allenarmi e quindi meglio aspettare [!]".
...
Le combinazioni sono infinite, e tutte sbagliate. Propongo la compilazione di una EKB (Excuses Knowledge Base) liberamente consultabile ed aggiornabile via web. Ogni buona scusa sarà inserita nelle migliori dell'anno, che saranno rilegate in libro hard-cover (niente di erotico, per quello ci sono altre categorie di scuse) e distribuito da Fanfaroni Editore.

Meglio andare a dormire. Alle deità dei combattimenti e degli arti doloranti piacendo, domani ci si allena.

Friday, February 12, 2010

Aftermath

(Foto: A. Pezzati)

Cose da ricordare

Francesco che non può allenarsi.
Francesco che viene lo stesso nel Dojo.
Francesco e il suo sguardo mentre gli altri si allenano.

Il Sensei che ti chiama sul ring.
Il Sensei che ti insegna qualcosa sul ring.
Il Sensei che ti lascia uscire dal ring con le tue gambe.

Gli agonisti che iniziano il loro allenamento.
Gli agonisti che finiscono il loro allenamento.
Gli agonisti che rimangono anche al nostro turno.

Mark, l'Inglese, che si allenava da noi.
Mark, l'Inglese, che secondo me capiva l'italiano.
Mark, l'Inglese, abbracciato dal gruppo quando è andato via.

Il Dojo, quando arrivi, che sembra come casa di amico.
Il Dojo, quando ti alleni, che sembra più piccolo.
Il Dojo, quando vai via, che sembra immobile.

Il giorno dopo, che le vecchie ferite ritornano.
Il giorno dopo, che è comunque un regalo.
Il giorno dopo,  perchè domani sarai lì, di nuovo.

Sunday, February 7, 2010

Shinseikai IV - Un racconto breve.

"E' ora di svegliarsi, Gabba".

La voce della Sveglia è gentile e risoluta e antipatica, ed ha lo stesso timbro di una mia collega. Troppo tardi ricordo che sono stato io a programmarla così. Chissà a cosa pensavo, quando l'ho fatto. Sarà un tratto genetico masochista, e il dolore alla testa impedisce di chiedermi da chi ho ereditato questa caratteristica.

"E' ora di svegliarsi, Gabba".

Provo a muovere le labbra per pronunciare le parole chiave ed interrompere questo stiletto nelle sinapsi che non vogliono saperne di affrontare un'altra mattina post-alcolica. Le labbra non si muovono, dalla gola escono due rantoli impastati che l'Orecchio della Sveglia non riconosce.

"E' ora di svegliarsi, Gabba".

Credo sia Sabato, e quindi è il mio turno di uscita, mi è vietato rimanere in casa fino alla sera. Il pensiero di trascorrere la giornata in un Centro mi sposta lo stomaco. Il pensiero di una multa di 300 Quid lo sposta di nuovo in direzione opposta. Lo stomaco si ribella a quell'ultima provocazione, si sveglia prima di me e mi ricorda di una vecchia lesione dovuta a stress, sedentarietà, sentimenti sopiti e qualche altra esse. Buongiorno, vecchio mio.

"E' ora di svegliarsi, Gabba".

Inizio pian piano a capire che sono nel mio letto, nella mia stanzappartamento, e che è quasi ora di iniziare a spendere la giornata come è prescritta. Pronuncio le parole chiave. Due volte, la prima non l'ho capita nemmeno io, figuriamoci quell'acida della Sveglia.

"Ho capito".

"Buongiorno, Gabba. Sono le ore 7 e 51 di Sabato, 10 Febbraio 2148. 
E' prevista una interruzione della pioggia dalle 17 e 42 alle 20 e 51. 
Ti ricordo che la tua uscita obbligatoria inizia alle ore 8 e 30 e si conclude alle ore 17 e 30".

Bene. Non riuscirò a vedere la pausa asciutta. Capita sempre così. Il pavimento mi avverte che inizierà a pulirsi tra sessanta secondi. Votato all'efficienza, il calpestato. Capita sempre così.

Lo schermo si accende e le notizie scorrono sopra, sotto, di lato. In mezzo ci sono due pupazzi che parlano. Stringo gli occhi, vedo che non sono due pupazzi, ma due presentatori TV. Ignoro la differenza. Mi avvicino alla finestra, che apre gli scuri e mostra il cielo cenere che si riflette sul bagnato. Ignoro la differenza. 
La pioggia oggi è quasi orizzontale, anche se sembra non esserci vento. Strano. Mentre finisco il synthè in preda a questi inaspettati sofismi, il pavimento ha finito, e credo abbia finito anche il bagno. E' tempo di controllare la tuta.

Il controllo della tuta mi riporta, come sempre, alla filastrocca che mi insegnava la mia vecchia.  "Controlla la tuta, controllala tutta, controlla sia asciutta".  All'epoca non era vecchia, la mia vecchia, e aveva i capelli naturali. Aveva sempre da fare, correva sempre, e l'unico sguardo di affetto era per me e non per altri, o almeno così pareva. 
Inizio la procedura per il controllo tuta. La plastica arancione è un po' lisa, ma sembra che il tutto sia regolare e che l'ambiente sia ermetico. E' tempo di indossarla e uscire.

***

L'accesso alla Subacquea oggi è leggermente meno denso di figure arancioni che caracollano in fila per aspettare un Comparto. Leggermente meno denso significa che riceverò comunque la mia dose di spinte e di gomitate, ma non copiosa come in altri giorni di punta. Gli sbuffi di vapore che escono dai caschi delle tute rimangono uno spettacolo buffo. Trenini arancioni a vapore, in fila per un passaggio nella Subacquea.
L'attesa per un Comparto continua, le vibrazioni dei Comparti che passano sono percepibili anche con la tuta attivata, ed è l'unico segno del tempo che passa quando vedi arancione davanti ed arancione dietro di te. 

E' il mio turno. Nel comparto la disciplina delle tute si allenta, e tolgo il casco. L'odore di umanità della Subacquea è nauseante, e credo che per gli altri sia lo stesso, a giudicare dalle espressioni. Ma, almeno, riesco a vedere qualche volto non filtrato dal perspex. Le occhiaie che adornano i volti dei passeggeri sembrano tatuate, o esser lì da secoli. Non mi affretto a erogare valuazioni personali, penso a me stesso ed ai segni che il tempo e gli accadimenti mi hanno regalato e sorrido amaramente. Penso al Centro e mi viene da vomitare. Non ci voglio andare. Non farebbe che aggiungere tristezza ad un velo di tristezza. Le luci tutte uguali, le persone tutte uguali, io uguale alle altre persone. Decido di allentare un po' la morsa dell'apatomalinconia per rispetto al signor Stomaco e penso ad altro, ai racconti dei miei vecchi, a quando si poteva camminare sul suolo, quando le cose crescevano sulla terra e non dentro vasche idroponiche, a quando - dicevano i miei - c'era asciutto per giorni e giorni di seguito. 

Non so se fossero idee bislacche o ricordi migliori della realtà, ma quelle descrizioni mi piacevano. Correre senza una tuta, senza l'ossessione del contatto con acqua contaminata, in un mondo dove l'asciutto era la normalità.
Evidentemente oggi è tempo di pensieri profondi. I racconti dei miei mi hanno fatto perdere l'uscita del mio Centro. Posso andare in altri Centri e nelle vie laterali tre volte ogni anno, e nessuno, me incluso, lo fa quasi mai. Decido di andare in una delle vie laterali, anche se non sarà un bello spettacolo.

Avevo ragione. Non ricordavo che le vie laterali fossero così trasandate. Forse non si puliscono neanche da sole, ed è per questo che gli interni sono pieni di rimasugli, di scorie. Decido di sprecare la mia uscita extra-Centro e ritornare alla solita monotonia quando il mio sguardo si posa su una luce intermittente di una insegna. La porta è chiusa. C'è un cartello, che riporta esattamente gli stessi caratteri, non usuali, che compongono l'insegna. Non ne riconosco provenienza e soprattutto il significato. La cosa mi intriga.
Annoto la scritta sulla console della mia tuta e mi avvio all'entrata della Subacquea, per andare al Centro. Chissà cosa volevano dire quei caratteri. Dovrò investigare. In effetti, non ho mai visto niente del genere prima d'ora. Sarà un vecchio laboratorio di riparazione, oppure qualcosa di illegale. Riguardo la scritta 

KARATE SHINSEIKAI

e mi riprometto di ripassare. Non mi cambierà la vita, ma almeno mi tolgo la curiosità.


Thursday, February 4, 2010

Analogue

Non c'è nessun algoritmo
nessuna schedulazione
nessun meccanismo automatico
nessun elaboratore.

C'è solo un sorriso di bimbo
e voglia di continuare
fare quello che voglio fare
è solo questione di cuore.

Monday, February 1, 2010

Tuesday's Punchcard

0000 START;
0010 DO WAKEUP; WAIT 25*60;
0020 MOVE GAB, WORK;
0030 WORK @UNIT #1;
0040 WORK @UNIT #2;
0050 WORK @UNIT #3;
0060 WORK @UNIT #4;
0070 DO PAUSE; WAIT 60*60;
0080 WORK @UNIT #5;
0090 WORK @UNIT #6;
0100 DO TEA; WAIT 15*60;
0110 WORK @UNIT #7;
0120 WORK @UNIT #8;
0130 MOVE GAB, DOJO;
0140 DO WARMUP;
0150 MOVE POETRY, MOVEMENT;
0160 MOVE EXPERIENCE, GAB;
0170 MOVE GAB, EXPERIENCE;
0180 DO THINK;
0190 MOVE GAB, HOME
0200 STOP;